IL BRASILE HA PERSO LA SUA MAGIA( DA TEMPO)
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L’eliminazione agli ottavi di finale del Mondiale subita dal Brasile per mano della Norvegia ci mette inevitabilmente d’avanti alla conclusione che il calcio è cambiato, che le principali forze storiche di questo sport sono in netta difficoltà e che hanno perso quello che le ha sempre contraddistinte. Brasile, Italia, Germania hanno perso tutte quello che le ha sempre certificate tra le squadre iconiche di questo magnifico gioco, e se per la Germania adesso si apre il corso Klopp con la possibilità di risalita, per le altre due la strada è in salita soprattutto per gli azzurri. Oggi ci soffermiamo sul Brasile eliminato dalla Norvegia agli ottavi di finale, ma nei prossimi giorni ci soffermeremo sulle altre e su come la cartina geografica del calcio sia cambiata.
IL BRASILE SCONFESSA SE STESSO
Il Brasile scegliendo Ancelotti come C.t ha preso una scelta precisa, europeizzare la squadra prendendo un allenatore che ha fatto la storia del calcio, abile gestore di spogliatoi con gente ingombrante ma è di per sé una scelta che va po’ in controtendenza rispetto alla storia del Brasile, soprattutto alle selezioni che poi hanno vinto il Mondiale. Sappiamo tutti come è fatto il calcio di Ancelotti: blocco basso e poi ripartire. Forse è proprio per questo che la federcalcio brasiliana ha scelto Ancelotti, in questo modo infatti si pensava si potesse essere più competitivi contro le squadre europee e in questo modo si pensava si potessero scatenare meglio le caratteristiche dei vari Vinicius Jr, Raphinha ecc.., ma facendo così si va a sconfessare quello che è stato storicamente il Brasile. Vedere il Brasile farsi palleggiare in faccia dal Marocco, dalla Norvegia è un qualcosa a cui non siamo storicamente abituati.
La nazionale verdeoro è sempre stata magia, la cosiddetta “ginga” ossia quella filosofia basata sulla creatività, sul divertirsi col pallone tramite dribbling, tunnel, sombreri, una filosofia basata più sul divertirsi col pallone che sulla vittoria finale. In questo modo il Brasile ha vinto 5 mondiali diventando la nazionale di calcio più iconica di sempre grazie alla propria filosofia. Il Brasile nel calcio è sempre stato all’avanguardia, nessuna posizione fissa e una innata capacità di mostrare realmente se stessi su un campo da gioco. Creatività, istinto, divertimento tutto ciò che oggi nel Brasile non c’è più.
Altro fattore importantissimo e non da sottovalutare è che il Brasile oggi ha una rosa molto più europea al contrario di quanto accadeva quando la nazionale verdeoro incuteva paura al mondo. Prendiamo per esempio la nazionale campione del mondo nel 2002 e la nazionale attuale non a livello di qualità ,ma osservando quanti giocatori giocano/giocavano in patria e quanti giocano/ giocavano all’estero: nel 2002 su una rosa di 23 giocatori 12 militavano nel campionato brasiliano, mentre 11 giocavano in Europa; oggi invece su una rosa di 25 giocatori ben 18 giocano in Europa/Arabia e solo 7 nel campionato brasiliano. Questo la dice lunga su come sia cambiato il calcio, molto spesso infatti era proprio il campionato brasiliano a fornire i maggiori talenti alla nazionale brasiliana.

NON PRODUCE PIU’ TALENTI NEI PUNTI NEVRALGICI
Un altro grande problema della nazionale brasiliana da ormai quasi 20 anni è l’assenza di un centravanti di livello assoluto. Altro fatto oggettivo è che al Brasile manchi un centravanti degno di tale nome dal Mondiale 2002 quando c’era Ronaldo il Fenomeno. Il Brasile nella sua storia ha sempre avuto centravanti che segnavano epoche non solo del calcio brasiliano, ma del calcio in generale. Basti pensare a Pelé, Romario, Jose Altafini, Adriano e tantissimi altri. Dal Mondiale 2010 in poi il Brasile non è più riuscito a produrre un centravanti di quel livello lì, o perlomeno di un livello top. Nel 2010 l’attaccante titolare era Luiz Fabiano, nel 2014 l’attaccante titolare era Fred, nel 2018 in attacco c’era Gabriel Jesus giocatore dalle potenzialità altissime ma falcidiato dagli infortuni, nel 2022 c’era Richarlison e in questo Mondiale invece di fatto non c’è stata una vera punta di ruolo che è partita titolare, Endrick infatti non è mai partito titolare.
Il Brasile il centravanti dal mio punto di vista ce lo aveva anche, ma Ancelotti ha scelto inspiegabilmente di non convocarlo: stiamo parlando di Joao Pedro del Chelsea autore di un’ottima stagione che lo ha visto timbrare il cartellino per ben 20 volte. Tra l’altro era profilo perfetto poiché il classe 2001 è uno che d’avanti sa fare praticamente tutto: sa proteggere palla, sa dialogare con i compagni, serve assist, fa gol, svaria su tutto il fronte offensivo.
Un altro ruolo un cui il Brasile fa fatica a produrre talenti sono i terzini, soprattutto a sinistra. Stesso discorso di prima, qualche anno fa il Brasile poteva contare su Cafu, Serginho, Dani Alves, Marcelo giocatori che hanno segnato un’epoca calcistica, oggi invece c’è Danilo, 34 enne, che fa fatica a reggere i ritmi del calcio moderno e c’è Douglas Santos. Il dislivello è chiaro e sarebbe pure superfluo chiarire il perché. Va sottolineata una cosa: il Brasile ha una rosa valida, in rosa sono presenti campionissimi come Vinicius Jr, Raphinha, Marquinhos, Gabriel, ma nei ruoli chiave questa squadra ha delle lacune gravi. Ad esempio in questo Mondiale abbiamo visto Casemiro in grossa difficoltà e mi aspettavo che Ancelotti osasse di più e mettesse davanti la difesa Ederson, in porta invece la situazione è critica poichè ci sono Alisson ed Ederson che ormai sono in una fase calante della carriera, come giusto che sia e non c’è al momento qualcuno in grado di poter prendere il testimone. Ancelotti ha preferito fidarsi più dell’esperienza, dello status di determinati giocatori che guardare la realtà oggettiva delle cose.
Il Brasile esce contro una Norvegia che magari nella totalità dei singoli non sarà più forte, ma che è più forte nella coralità, che è quadrata, che gioca un calcio innovative e che soprattutto nei ruoli cardine ha dei fenomeni. La nazionale verdeoro ha perso ciò che lo ha sempre contraddistinto, ha perso la magia, la capacità di dominare qualsiasi avversario, ha perso la capacità di far divertire la gente, ha perso la capacità di generare talenti generazionali in quasi tutti i ruoli, ha semplicemente perso se stessa e quando perdi te stesso i risultati non saranno mai positivi.

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