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MILAN, GIORGIO FURLANI: TRADIMENTI E GIOCHI DI POTERE

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pierorutigliano19@gmail.com

Dalla sua nomina ad Amministratore Delegato del Milan nel dicembre 2022, succedendo ad Ivan Gazidis, Giorgio Furlani è diventata una delle figure più controverse della storia del club rossonero, sradicando il dna del club per puri benefici economici e personali. Il clima di tensione tra l’ambiente Milan e il CEO Furlani è culminato nella partita di domenica sera contro l’Atalanta, con la tifoseria rossonera che ha espresso mai come prima d’ora il totale dissenso verso di lui con una coreografia destinata a fare la storia.

La sua storia con il Milan parte da lontano, esattamente nell’estate del 2018 quando Yonghong Li non riesce a risanare il debito con il fondo Elliott, il quale è costretto a prendere le redini del club. Per far tornare a livelli accettabili il club e soprattutto per renderlo appetibile agli investitori andando ad azzerare il debito, il fondo americano decide di avviare una politica basata su una gestione economica del club accurata, ma anche focalizzandosi sul lato sportivo affidandosi a uomini come Maldini, Boban poi sostituito con Massara, e Gazidis. Furlani dall’entrata in scena del fondo Elliott, entra nel Consiglio d’amministrazione, Gazidis invece ricopre il ruolo di Amministratore Delegato. Il Milan grazie a questa struttura riesce a ritornare stabilmente in Champions League e culmina il suo percorso con il fondo americano vincendo lo Scudetto a Reggio Emilia il 22 maggio 2022. Il club di Via Aldo Rossi in quel momento sembra una macchina lanciatissima, con una dirigenza capace che era riuscita a creare una squadra molto competitiva nonostante il potere economico non fosse illimitato.

Naturalmente anche il fondo Elliott ha le sue colpe visto che ha perso punti cardine della squadra come Kessie, Calhanoglu, Donnarumma per delle politiche sul tetto degli ingaggi. Ma alla fine non ci si poteva aspettare altro, il fondo ha fatto il fondo. Grazie alla competenza di figure come Maldini e Massara, il Milan è riuscito a sostituire figure come Donnarumma, Calhanoglu e compagnia con gli arrivi di giocatori del calibro di Theo Hernandez, Maignan, Tonali, Leao, Kalulu, Tomori ecc… . Investimenti importanti ma che hanno portato il club non dico ai fasti di un tempo, ma quasi. Oltre a ciò, il merito più grande della dirigenza è stato indubbiamente ricompattare un ambiente che sembrava destinato ad esplodere, e a creare un ambiente fantastico tra squadra, allenatore e dirigenza.

I problemi nascono quando dopo lo Scudetto vinto ai danni dei rivali cittadini dell’Inter, Elliott cede il club al fondo RedBird di Gerry Cardinale. Il fondo RedBird è un fondo d’investimento incentrato esclusivamente su sport e media, completamente diverso dal fondo Elliott che di solito si concentra su operazioni di recupero. Il fondo di Gerry Cardinale decide di scegliere il percorso di continuità confermando l’intero reparto dirigenziale e decidendo di affidare la posizione di amministratore delegato a Giorgi Furlani. Una scelta dettata anche dal vendor loan che RedBird aveva nei confronti del fondo Elliott, per via delle condizioni stipulate nel momento della vendita. Molti tifosi rossoneri si aspettavano che con questa nuova proprietà il Milan aumentasse le proprie ambizioni soprattutto a livello europeo, ma così non è stato. Tutt’altro.

LA CACCIATA DI PAOLO MALDINI

Dopo pochi giorni dalla vittoria dello Scudetto e dall’insediamento di RedBird arriva un’intervista che ha scosso un ambiente in totale festa, ossia l’intervista di Paolo Maldini rilasciata alla Gazzetta dello Sport. In questa intervista l’ex capitano rossonero invitava la nuova proprietà ad investire forte su tre giocatori di livello che avrebbero permesso al club di competere in Europa e di posizionarsi sempre al top in Serie A, tutto il contrario di quella che era la politica del club con il fondo Elliot, ossia acquistare giocatori giovani da far crescere. Un intervista che ha fatto molto discutere soprattutto per quanto riguarda la tempistica. Intervista che crea malumore ai piani alti di Casa Milan con Furlani che è molto molto indispettito. Oltre a ciò il contratto di Maldini e Massara era in scadenza il 30 giugno 2022, e il fondo RedBird avviò delle trattative lunghissime per estendere il contratto dei due dirigenti. Firma che arriva l’ultimo giorno utile, dopo delle trattative serrate con Maldini che richiedeva più potere decisionale riguarda al mercato per scavalcare il diritto di firma che fino a quel momento aveva solo ed esclusivamente l’AD. Il fatto che un milanista come Maldini rinnovi l’ultimo giorno disponibile dopo una trattava cosi’ lunga, sicuramente non era un buon segno.

Paolo Maldini viene cacciato dal Milan il 5 giugno 2023 dopo una colazione con Gerry Cardinale e con un comunicato ai limiti dell’imbarazzante, dopo aver raggiunto una semifinale diChampions League che al Milan mancava da 17 anni e uno Scudetto che mancava da 11 anni. A lui viene imputato un mercato insoddisfacente, con in primis l’acquisto di Charles De Ketelaere che per il neo A.D si è rivelato un fallimento economico e sportivo, e soprattutto, da quello che mi risulta, e per un pessimo rapporto con l’A.D Giorgio Furlani. Vale la pena ricordare che Furlani, mentre il Milan era in piena trattativa per portare il giocatore belga a Milano, contattò autonomamente gli agenti di Paulo Dybala che in quel momento era disponibile a parametro zero, scavalcando direttore tecnico e diretto sportivo. Una scena che abbiamo visto e rivisto con il passare degli anni.

Oltre a Paolo Maldini, viene sollevato dall’incarico anche Ricky Massara dal ruolo di direttore sportivo e il quell’esatto momento il Milan perde il suo dna, la sua guida ,con un’estate che passerà alla storia per essere una delle più dolorose della storia del club. Del trio che aveva portato il Milan in paradiso era rimasto solo Stefano Pioli.

Milan DS Paolo Maldini during the Italian Serie A soccer match Atalanta BC vs AC Milan at Gewiss Stadium in Bergamo, Italy, 3 October 2021. ANSA/PAOLO MAGNI

CESSIONI DOLOROSE E MERCATI FALLIMENTARI

Da quando Furlani guida il Milan ogni estate è diventata una serie tv per i tifosi rossoneri, spesso infernale. Ha fatto fuori Maldini e Massara, ha promosso Moncada a direttore sportivo senza che ne avesse le competenze e ha tentato di portare una mentalità più americana all’interno del club che naturalmente non ha funzionato. Tutt’ora al Milan non si capisce chi fa cosa, l’unica certezza è che decide tutto lui.Ci sarà un motivo se il calcio europeo è venti spanne sopra quello americano. Oltre a ciò ha costruito all’interno del Milan un ambiente tossico che definirlo in questa maniera è anche poco, clima che poi si è uscito al di fuori del club. Spesso ha fatto uscire versioni sui giornali dove scaricava le colpe agli altri, non assumendosi mai la responsabilità degli errori da lui commessi. La scorsa estate porta Igli Tare al Milan come nuovo direttore sportivo, ma non lo sostiene mai, anzi dopo le primissime settimane sui giornali iniziano ad arrivare critiche al neo direttore sportivo. Critiche naturalmente che provenivano da lui.

Dal suo insediamento la parola “estate=cessione dolorosa”. Nella sua prima estate alla guida del club non solo fa fuori Paolo Maldini e Ricky Massara, ma cede anche Sandro Tonali per una cifra di 70 milioni di euro compresi bonus. Una cifra enorme per il Milan, per il calcio italiano ma di cui ai tifosi non interessa nulla. Tonali era un super tifoso rossonero, uno dei protagonisti dello Scudetto e della cavalcata in Champions League, aveva il sogno di giocare nel Milan per tutta la vita ed era un calciatore di livello mondiale, nonostante avesse solo 23 anni. Aver ceduto Tonali significava aver perso quel senso di milanismo che il club rossonero ha sempre avuto nella sua storia, e soprattutto dava un impressione del club pessima. Un club come il Milan non cede i giocatori migliori, anzi li acquista. Il pensiero della proprietà al momento della sua cessione fu che il calciatore per loro aveva raggiunto già il massimo potenziale, e che quindi era arrivato il momento di venderlo. Anche su questo naturalmente hanno sbagliato e probabilmente Tonali quest’estate andrà in un super top club europeo per una cifra di circa 100 milioni di euro.

Scena che purtroppo rivedremo più e più volte con le cessione forzate di Reijnders e soprattutto Theo Hernandez. E’ risaputo che Theo Hernandez avesse un rapporto speciale con Paolo Maldini, fu proprio la leggenda rossonera a spingere per il suo acquisto, andò addirittura ad Ibiza per convincerlo a firmare con il club rossonero, che al momento del suo acquisto era in totale ricostruzione. Per Maldini, Theo era il suo erede naturale e aveva il potenziale per essere il miglior terzino sinistro del mondo. Anche in questo caso l’ex numero 3 rossonero aveva ragione, e diventa uno dei top 3 terzini sinistri sul pianeta. Dalla cacciata di Maldini, Theo cambia atteggiamento nei confronti soprattutto della proprietà, che dal suo punto di vista aveva perso ambizione, era piena di persone che pensavano solo a se stesse e non al bene del club, e che aveva perso ciò che l’ha sempre contraddistinto. Queste parole le potete trovare su Instagram nel suo post d’addio. Il rapporto tra Furlani e Theo Hernandez era pessimo, l’ex Real Madrid riteneva che fu proprio il Ceo del Milan a far fuori Maldini, e alla fine a cedere in fretta e furia il francese è stato Furlani che non vedeva l’ora di disfarsene premendo fortemente per la sua cessione, mettendolo fuori rosa. Con la leggenda rossonera al comando i due giocatori all’epoca del Milan non sarebbero mai stati ceduti, poiché rappresentavano la spina dorsale della squadra. Nell’estate del 2021 Maldini si oppose fermamente anche alla cessione di Leao al Borussia Dortmund, nonostante non si fosse ancora adattato a pieno nella Serie A. Risultato? Trascinatore assoluto nello Scudetto vinto ed MVP della Serie A.

Anche la cessione di Reijnders al Manchester City nella scorsa estate ha creato parecchio malumore, ma non si può paragonare minimamente alle cessioni di Tonali e Theo Hernandez che erano l’anima della squadra.

Il Milan negli ultimi 3 anni ha attivato un’intensa politica di player trading concludendo tra entrate e uscite circa 91 operazioni. Un’enormità. Sempre in questo periodo è stata la squadra di Serie A ad aver speso più di tutti, circa 300-320 milioni di euro. Cifre enormi, che hanno incredibilmente portato un peggioramento sul campo. Questo perché non c’è competenza.Naturalmente a favorire l’investimento di tali cifre ci pensano le cessioni record che il club rossonero ha fatto negli ultimi anni. Il Milan ha preferito sostituire giocatori del calibro di Tonali, Theo Hernandez, Reijnders con mezzi giocatori pagati tutti 20 milioni di euro l’uno( Musah, Fofana, Loftus Cheek, ecc… ). Naturalmente tutti questi giocatori non ne fanno uno di quel livello e hanno portato la squadra rossonera a un peggioramento drastico sul campo. Il fatto di stravolgere la squadra ad ogni sessione di mercato, cambiare allenatore continuamente non da stabilità alla squadra e non permette di creare un progetto a lungo termine. Non si possono sostituire dei top player con mezzi giocatori, soprattutto se sei il Milan.

Tutto questo è avvenuto per via dell’ego di Giorgio Furlani che invece di affidarsi ai vari direttori sportivi che il Milan ha avuto in questi anni, ha deciso di scavalcarli e di intromettersi con forza nelle operazioni di mercato, scegliendo di fatto lui chi comprare e chi no. Nkunku è l’ultimo nome di una serie lunghissima. Quest’estate Allegri aveva richiesto espressamente alla società una punta fisica, un nove vero, un profilo alla Vlahovic. L’A.D gli è andato totalmente contro andando ad acquistare Nkunku per una cifra di 42 milioni di euro compresi bonus. Una cifra enorme che il Milan sembrava non avere ma che alla fine è uscita. La questione Nkunku fa sorridere soprattutto se pensiamo che per concludere la trattativa per l’arrivo di Jashari ci sono voluti ben due mesi, poiché bisognava chiedere a lui il permesso per poter alzare la proposta di un milioncino. Impossibile non fare riferimento alle parole di Paolo Maldini che affermava che il budget prima comparisse e poi scomparisse, a seconda delle preferenze della proprietà. Altro esempio, sempre di questa stagione, è il mercato invernale di gennaio con il Milan che lottava punto a punto con l‘Inter per la conquista dello Scudetto. Allegri chiedeva uno sforza in più alla proprietà per contendersi il tricolore fino all’ultimo, chiedendo di acquistare un centrale esperto e un attaccante. La proprietà risponde che i fondi non c’erano, ma nel giro di 48 ore Furlani chiude Mateta per 35 milioni di euro. L’attaccante francese salta per dei problemi fisici e visto il fatto che mancavano poche ore alla chiusura del mercato, rimane con il cerino in mano acquistando solo Fullkrug ad inizio mercato. Mateta tra l’altro che non era ben visto sia da Allegri che da Tare, questo è l’ennesimo esempio di ciò a cui ho fatto riferimento prima. L’A.D ha sempre scavalcato chiunque senza averne le competenze e i risultati si vedono.

Impossibile non citare il rapporto che lega Furlani e Busardò procuratore dell’agenzia CAA, che da quando è subentrato Furlani ha curato tantissime operazioni per il Milan sia da procuratore che da intermediario. Gli esempi rimanendo a questa stagione sono: Samuele Ricci, Pervis Estupinan, la cessione di Malick Thiaw, Mateta( non ha superato le visite mediche),Nkunku. Tutte le operazioni sono state chiuse dal procuratore e dal Ceo senza l’avallo di allenatore e direttore sportivo.

DISTRUZIONE DI UNA TIFOSERIA

Altra grave colpa che viene attribuita a Giorgio Furlani è l’aver distrutto completamente una tifoseria che era reputata come una delle migliori d’Europa. Dal suo insediamento, il Milan tramite una politica dei prezzi dei biglietti assurda, ha cercato di disfarsi della sua tifoseria a discapito di tifosi più benestanti che hanno reso lo stadio un teatro. Andare a vedere il Milan di questi tempi è triste, prima lo stadio era un tutt’uno con i giocatori adesso non lo è più. Furlani ha approfittato dell’inchiesta sulle curve di Milano avviata dalla Procura di Milano, per eliminare gli elementi sgraditi a lui e alla società. Inchiesta curve che ha avuto un peso enorme sulle tifoserie di Milan e Inter, provocando numerose restrizioni. Con il passare del tempo però la tifoseria dell’Inter è riuscita ad arrivare ad un punto comune con club e Procura tornando a colorare di nuovo lo stadio, mentre al Milan questo non è successo. Da parte della proprietà del Milan c’è stata una repressione totale alla tifoseria rossonera: no bandiere, no coreografie, no stendardi. Il San Siro rossonero non ha più colori. Oltre a ciò anche la questione relativa ai Daspo è da precisare, con alcuni membri della Curva Sud che si sono visti reprimere la possibilità di andare allo stadio senza apparenti motivi, e non solo, il Milan ha esteso il Daspo anche a tutti i membri delle famiglie coinvolte. Un atto di repressione mai visto prima che ha portato ad un San Siro che fa molta meno paura rispetto a prima, con la squadra che adesso gioca in una sorta di teatro. Bisognerebbe fargli capire che sono i tifosi a portare avanti il club, a far crescere il fatturato e dovrebbe essere trattato in maniera molto diversa.

Il Milan e la dirigenza hanno preferito perdere il calore, la passione del proprio tifo, quel tifo che intimoriva e faceva tremare le gambe agli avversari per un puro fattore economico.

IL LATO ECONOMICO MESSO SEMPRE AL DI SOPRA DEL LATO SPORTIVO

In una società del blasone del Milan, il lato sportivo deve SEMPRE prevalere sul lato economico, questo però da quando lui è alla guida non succede più. Capisco che oggi il calcio ha dei costi folli, ma il Milan ha una società che fattura 500 milioni l’anno e non investe mai pesantemente sul mercato. Come può una società con questo fatturato e di questo livello comprare sempre giocatori incompiuti nel tentativo di rilanciarli, come può una società come il Milan vendere sempre i migliori per queste benedette plusvalenze. Furlani viene definito come un genio dei conti visto che riesce a tenere il bilancio in positivo, beh spiegatemi voi dove sta la bravura nel vendere giocatori che sono molto ambiti sul mercato. Così è facile tenere il bilancio in attivo, vendi i migliori ed è tutto apposto. La bravura sta nel vendere le seconde linee, nel portare introiti da altre operazioni come ad esempio quelle commerciali, dove è stato pessimo. Va sottolineato che i contratti in atto con gli sponsor derivano dal lavoro svolto da Gazidis, e non da Furlani.

I giocatori vengono trattati come asset e non come persone, al Milan puoi pure essere un futuro Pallone d’Oro ma se arriva la cifra giusta parti lo stesso. Come si può costruire una squadra vincente, competitiva se ogni anno cedi i giocatori più importanti per puro beneficio economico?. Il Milan è una cosa seria, è il club italiano più importante e conosciuto al mondo e vederlo così è davvero deprimente. Al Milan è in atto una totale repressione dello stemma che ha sul petto, dei valori, di quello che rappresenta. Adesso arrivano le ultime due partite, ma indipendentemente dal piazzamento sembra che stia per arrivare un’ennesima rivoluzione con tutti sulla graticola, da Furlani ad Allegri. Vedremo come finirà, una cosa è certa: il Milan e i suoi tifosi meritano di meglio, non meritano persone che mettono se stesse sopra al club, gli hanno tolto l’anima e questo non è accettabile.

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