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CHAMPIONS LEAGUE: L’ARSENAL VOLA IN FINALE A MODO SUO

pierorutigliano19@gmail.com

Il ritorno della semifinale di Champions League tra l’Arsenal di Arteta e l’Atletico Madrid di Simeone era la partita più importante della stagione per entrambe le squadre che stanno vivendo un finale di stagione particolare. La sensazione che mi aveva lasciato la semifinale d’andata al Wanda Metropolitano propendeva più verso il passaggio del turno da parte dell’Atletico Madrid, ma ero consapevole che all‘Emirates la storia sarebbe stata ben diversa visto che la squadra di Arteta in casa è praticamente imbattile, in Champions League non ha mai perso e può contare sulla difesa migliore d’Europa.

UNA PARTITA VERA, INTENSA ANCHE SE NON RICCHISSIMA D’OCCASIONI

Arteta per affrontare questa partita decide di sorprendere tutti e riconferma in blocco la formazione che sabato ha vinto e convinto contro il Fulham, lasciando fuori il capitano Martin Odegaard e lasciando fuori il giocatore con più minutaggio della stagione gunners Martin Zubimendi. L’allenatore spagnolo schiera Raya in porta, al centro della difesa ci sono i due titolarissimi e fortissimi Gabriel e Saliba, sulla destra c’è White visto che Timber è ancora out, a sinistra troviamo Calafiori, la coppia di centrocampisti è formata da Rice e la sorpresa Lewis-Kelly che nelle ultime due partite sta giocando in questo ruolo proprio come giocava nell’academy, sulla trequarti c’è Eze al centro, a destra Saka, a sinistra Trossard, tutti e tre alla spalle del bomber svedese Viktor Gyokeres.

Simeone invece schiera la formazione che ha concluso in crescendo la gara d’andata: Oblak in porta, Le Normand e Hancko al centro, a destra Pubill, a sinistra Ruggeri, a centrocampo il duo di centrocampisti centrali è formato da Koke e Llorente, a destra sulla fascia c’è Simeone, a sinistra Lookman, il duo d’attacco è ormai quello a cui siamo abituati(bene) formato da Julian Alvarez e da Antoine Griezmann.

All’Emirates c’è l’atmosfera delle grandi occasioni con il pubblico che fa più rumore che mai nel tentativo di infondere coraggio alla squadra, ma i primi minuti del match sono un po’ lenti, con la sensazione evidente che entrambe sentano tantissimo la partita come giusto che sia. A provare a smuovere le acque per prima è l’Atletico Madrid che al 10° minuto con un ottimo sviluppo sulla fascia destra porta al cross sulla linea di fondo Griezmann, che mette in mezzo trovando le mani di Raya che però respinge centralmente sui piedi di Simeone, salva tutto Rice che con un intervento prodigioso toglie il pallone dalla disponibilità dell’argentino. L’Arsenal entra nella partita piano piano, sospinto dai suoi tifosi, e al 18° si rende pericoloso dopo un’azione avvolgente che porta Gabriel a calciare dalla distanza, il brasiliano calcia anche bene ma il tiro è largo. I gunners continuano a spingere e lo fanno con gli inserimenti di Myles Lewis-Kelly, l’inglese sfrutta l’imbucata di Eze e si porta sul fondo dopo aver vinto un duello con Alvarez, mette dentro una gran palla che però non trova nessuno dei suoi compagni. Nella parte centrale del primo tempo la sensazione è che gli inglesi abbiano il coltello dalla parte del manico senza però riuscire a scalfire la difesa dei colchoneros. Sul finire del primo tempo, al 44°, arriva però l’episodio che decide match e qualificazione: Saliba imbuca alla perfezione Gyokeres che con un grande movimento brucia Hancko portandosi sull’esterno dell’area di rigore, lo svedese è bravissimo ad aspettare che i compagni riempiano l’area, serve Trossard che calcia bene verso Oblak, il portiere sloveno respinge purtroppo per lu,i sui piedi di Saka che segna uno dei gol più facili della sua carriera e fa esplodere l’Emirates.

L’inizio secondo tempo vede la squadra di Arteta gasarsi a mille, pressando qualsiasi cosa impedendo alla squadra di Simeone di uscire palla al piede. Al 50° però la difesa dei gunners si fa trovare un po’ sorpresa quando Koke fa un lancio di 60 metri sul quale Saliba respinge male servendo inavvertitamente Simeone che d’avanti a se aveva campo libero, l’argentino riesce a saltare Raya, ma Gabriel con una scivolata perfetta impedisce a Simeone di colpire a porta vuota. Un intervento che vale come un gol e che potrebbe alla fine valere moltissimo, se non tutto nella stagione dei gunners. L’Atletico Madrid ci riprova al 55° con Griezmann che da dentro l’area colpisce fortissimo ma trova una buona risposta di Raya. Al 65° l’Arsenal ha una grandissima occasione per chiudere partita e qualificazione con Trossard che da un gran pallone per Hincapie, l’ecuadoriano ha tantissimo spazio complice la fase difensiva dei colchoneros che in questo caso si è fatta sorprendere, mette dentro un gran pallone che finisce sui piedi di Gyokeres, lo svedese però colpisce con il corpo un po all’indietro e si divora il gol del 2-0. Fa strano soprattutto se a sbagliarlo è uno come lui. L’Atletico fa tanta fatica nel superare la prima pressione della squadra di Arteta e sbaglia tantissimo in fase di impostazione, riesce però a concedersi un’ultima scorribanda all’85° sempre con un lancio lungo che sorprende ancora la linea difensiva dei gunners, stavolta è White ad essere preso totalmente alle spalle, il pallone finisce nei piedi di Baena che stoppa il pallone in maniera deliziosa e mette un gran pallone sui piedi di Sorloth, il norvegese la cicca però in maniera clamorosa.

L’Arsenal vince per 1-0( 2-1 finale) e torna in finale di Champions League dopo 20 lunghissimi anni dall’ultima volta, allora contro il Barcellona. Venti anni in cui il mondo gunners è stato capovolto più volte, anni di investimenti sbagliati, scelte sbagliate ma che negli ultimi anni è riuscito a risalire la china grazie allo straordinario lavoro della società e grazie ad un allenatore che è riuscito a costruire un grande gruppo.

LA CARICA DELL’EMIRATES E I CAMBI CHE FANNO TUTTA LA DIFFERENZA DEL MONDO

Quando si dice che è il pubblico è il 12° uomo in campo e qualcuno non ci crede basta fargli vedere l’atmosfera che c’era ieri sera all’Emirates Stadium. I tifosi inglesi hanno spinto dal primo istante la squadra facendo il delirio per ogni cosa, pure per una rimessa laterale. Quando i gunners pressavano è come se anche tutti i tifosi presenti all’interno dello stadio pressassero insieme a loro. Raramente i tifosi inglesi si comportano in questa maniera, ma questa era un’occasione speciale e serviva un tifo speciale. L’Emirates ha spinto la squadra alla finale, questo per me è un dato di fatto.

Parlano a livello tattico la partita Arteta l’ha vinta con la forte pressione in fase di impostazione dell’Atletico Madrid non permettendo agli spagnoli di uscire facilmente con la palla al piede, e grazie ai movimenti di Gyokeres che hanno messo in crisi la coppia di centrali della squadra di Simeone. Lo svedese inoltre ha vinto una quantità di duelli fisici enorme e ha permesso spesso alla squadra di Arteta di respirare e tenere il pallone. La squadra dell’allenatore spagnolo gode anche di una fase difensiva mostruosa con interpreti mostruosi che fanno parte dell’élite del calcio mondiale. Gabriel e Saliba sono probabilmente i due centrali più forti del mondo e ieri sera hanno dimostrato questa sensazione. Lo ripeto ancora una volta: il salvataggio fatto da Gabriel nel secondo tempo rischia di valere l’intera stagione e non solo. Ottima anche l’intuizione di Arteta di mettere Lewis-Kelly nel centrocampo a due, rimettendo l’inglese nel ruolo che ha ricoperto per tutta la sua trafila nell’academy. Questo ha scombinato i piani di Simeone, con l’inglese che con i suoi inserimenti ha creato parecchi problemi agli spagnoli. Ieri i gunners hanno disputato una partita di livello altissimo nonostante non abbiano creato tantissime occasioni da gol, ma questo lo sappiamo non è il loro punto forte nonostante un attacco pieno di grandi individualità. Pressione, fase difensiva ottima, sacrificio, voglia matta di portare a casa il risultato, una corsa in più per il compagno, sono questi gli elementi che hanno portato la squadra a Budapest.

Non poteva non deciderla Bukayo Saka che con un gol semplicissimo ma che ha un peso specifico, enorme ha portato i suoi a una finale di Champions League che manca da 20 anni. Giocatore fortissimo che nelle ultime due stagioni è stato costantemente frenato dagli infortuni. Che a segnare il gol decisivo sia un gunners fino al midollo che ha realizzato il suo sogno, ossia giocare con la sua sua squadra del cuore, lo rende ancora più speciale. Una bella storia che in questo finale di stagione potrebbe diventare leggendaria.

Altro fattore che ha contribuito enormemente a questo percorso dell’Arsenal in Champions League è senza dubbio la rosa. I gunners dispongono di una rosa lunghissima e soprattutto tutti i giocatori sono di alto livello, senza grosso dislivello tra loro. Ieri a centrocampo sono usciti Lewis Kelly e Eze e sono entrati Zubimendi ed Odegaard. In difesa è uscito Calafiori ed è entrato Hincapie. Questo fa capire il livello della squadra inglese e anche del suo strapotere economico. Sull’italiano vorrei soffermarmi un momento vista la sua grande prestazione. Calafiori complessivamente ha disputato un’ottima stagione, imponendosi come un leader della squadra nonostante la giovane età e dimostrando di essere una delle chiavi fondamentali della difesa dei gunners. Lui porta sicurezza in fase difensiva, inoltre ha una grande capacità palla al piede ed è capace di trovare imbucate che gli altri componenti della difesa dei gunners non sono in grado di trovare. Quando non c’è si sente, peccato per quanto riguarda la quantità industriale di infortuni da cui è affetto.

IN 48 ORE SI E’ CAPOVOLTO IL MONDO ARSENAL

Le ultime 48 ore dell’Arsenal si possono definire con due parole: FOLLI, EMOZIONANTI. Nel posticipo del lunedì sera di Premier League è arrivato un piccolo passo falso del Manchester City contro l’Everton. Il pareggio nella notte di Liverpool permette ai gunners di essere primi solitari in classifica anche qualora la squadra di Guardiola vincesse il recupero contro il Crystal Palace. Se poi ci aggiungiamo che l’Arsenal è tornato in finale di Champions League dopo 20 anni , la goduria dei tifosi gunners è immensa.

Adesso per la squadra di Arteta arriva il bello, devono raccogliere tutto il lavoro fatto da agosto in poi. In queste due settimane i gunners si giocano la vita e non devono cadere sul più bello come fanno di solito. Non hanno possibilità di errore ma hanno anche una piccola posizione di vantaggio. In finale di Champions League troveranno una squadra che sulla carta parte leggermente più avanti rispetto ai gunners e questo potrebbe essere un bene per una squadra che soffre enormemente la pressione e il peso delle aspettative. Adesso però c’è la concreta possibilità per la squadra di Arteta di entrare nella storia e devono giocare con coraggio e senza paura.

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