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L’IMPORTANZA DELLA SALUTE MENTALE NELLO CALCIO

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pierorutigliano19@gmail.com

In questi ultimi giorni il mondo del calcio è stato colpito da un tremendo lutto, più precisamente stiamo parlando di quello del calciatore della nazionale sudafricana e dei Mamelodi Sundowns: Jayden Adams. Il calciatore sudafricano aveva 25 anni e secondo le prime ricostruzioni pare che soffrisse di depressione, con il gesto estremo che è una conseguenza della scomparsa della nonna avvenuta durante i Mondiali poco prima della seconda partita del girone contro la Repubblica Ceca. I video che circolano su di lui fanno venire i brividi, dai suddetti video è abbastanza chiaro che stesse affrontando un periodo difficile, mentre tutti ballano e festeggiano lui è sempre in disparte con lo sguardo nel vuoto, tra l’altro il giocatore aveva già subito una grande perdita, ossia quella del Oshwin Andries.

Ho voluto fare questo articolo per far comprendere come chiedere aiuto ad uno specialista non è una cosa umiliante anzi, è sinonimo di forza.Faccio quest’articolo anche per illustrare come si stanno muovendo i club e la varie federazioni per provare ad aiutare gli atleti, i calciatori, le persone che soffrono. In questi ultimi anni c’è una sorta di epidemia di atleti che soffrono di depressione o comunque di condizioni particolari, in Italia per esempio abbiamo vari esempi come quello di Ilicic che durante la pandemia si è sentito completamente abbandonato, oppure Gosens, Buffon, ce ne sono veramente tanti.  Questo avviene perché nel mondo del calcio i giocatori vengono sottoposti ad una pressione, ad uno stress che noi non possiamo nemmeno immaginare. Molto spesso coloro che ne soffrono oltre allo stress mediatico, alla pressione in generale, soffrono di solitudine. Questo perché se sei un giocatore di un grande club o comunque riconosciuto a livello internazionale vivi una vita diversa, in molti casi da chiuso in casa. Non puoi andare al supermercato come un comune essere vivente, non puoi andare a fare una passeggiata, non puoi fare tutto quello che di solito una persona come fa. L’esempio più illustre può essere quello di Mbappe che ha dichiarato di sentisi stanco mentalmente per via della pressione a cui deve sottostare e che il fatto di non poter guidare in città senza esser riconosciuto, di non poter visitare paesi, andare in giro con gli amici, di non poter praticamente fare nulla che una persona comune fa gli provoca disagio e lo butta giù. E su questo dobbiamo impegnarci anche noi tifosi, dobbiamo capire che i calciatori sono esseri umani, è vero guadagnano tantissimo, vengono visti come degli eroi, ma alla fine solo solo persone come noi con le loro fragilità e vanno sempre rispettate. Non è colpa loro se guadagnano uno sproposito o se sono sulle prime pagine di tutti i giornali anche quando non fanno niente di trascendentale.

Qualche parola la meritano anche i social media che sono una vera disgrazia, soprattutto nel mondo dello sport. Molte volte vediamo giocatori affermare pubblicamente che le parole sotto i post, gli insulti hanno un peso, perché come detto prima loro sono delle persone normali a tutti gli effetti. Dire delle bestialità, augurare la morte alla famiglia, all’atleta, come pensate farà stare chi subisce determinati commenti?. Dal mio punto di vista non dovrebbe essere permesso a nessuno commentare sotto i post degli atleti, questo perché cosi si può salvaguardare la salute mentale degli atleti e anche delle persone intorno a loro. I social sono carne da macello e mi sorprende che nel 2026 non si siano prese delle contromisure. Rimanendo nel mondo del calcio, trovo inconcepibile andare ad insultare persone solo perché hanno sbagliato un gol, perché la squadra ha perso, sono cose che andrebbero limitate e soprattutto bisognerebbe farla pagare a chi commenta in maniera spropositata. Anche la stampa ha un ruolo in tutto questo e adesso coloro che sono nel settore andrebbero formati in maniera specifica.

Molte volte i calciatori soffrono o addirittura decidono di togliersi la vita anche per via dell’instabilità economica del mondo del calcio, questo avviene soprattutto nel calcio sudamericano in particolare in quello argentino dove purtroppo molti atleti hanno deciso di compiere l’estremo gesto. Questo è un altro aspetto su cui in futuro bisogna lavorarci tanto, molto spesso infatti i calciatori sul finire della carriera sono presi da un senso di panico poichè non sanno cosa fare dopo e soprattutto hanno una pessima gestione dei soldi guadagnati in carriera. In alcuni casi molti si ritrovano sul lastrico e prendono purtroppo la decisione più brutta che ci possa essere. Il calcio argentino per questo fattore, ma anche per l’incertezza dal punto di vista economico ha subito numerose perdite negli anni. Molto spesso notiamo che i calciatori anche ad età dove non sono più competitivi come lo erano nel loro “prime”, tendano a rimandare in maniera perpetua il ritiro. Questo perché non sanno cosa fare dopo e giustamente hanno paura a lasciare una vita a cui sono abituati sin da piccoli, nel bene e nel male. Un esempio positivo in questo caso è il Crystal Palace che ha istituito un programma per accompagnare gli atleti o i giovani che arrivano in prima squadra nell’affrontare la vita dopo il calcio. Questo è un esempio che devono seguire tutti i club del pianeta, poiché è comprensibile che i giocatori siano spaesati dopo aver praticamente dedicato tutta la vita al calcio, e inoltre vanno fatti dei corsi specifici sulla gestione dei guadagni provenienti dai contratti, sponsor, ecc… .

In questi anni però c’è una maggiore consapevolezza da parte dei club che riguarda la salute mentale e che agli atleti vada assolutamente affiancata una figura in grado di rasserenare la persona, che sia in grado di capirlo e che lo aiuti ad affrontare eventuali problematiche. Questo non è un beneficio solo per la persona interessata, ma anche per il club poiché così facendo c’è una performance migliore da parte del giocatore. Molte società di alto livello hanno inserito infatti nel loro club psicologi, psichiatri, mental coach e il beneficio è sotto gli occhi di tutti, come ad esempio nel caso di Rashford, Alli, Bonucci, Gosens ecc… . Il problema nasce quando nelle società di medio-basso livello questi strumenti non ci sono. Per questo la FifPro(sindacato mondiale dei calciatori) ha istituito linee telefoniche attive 24 ore su 24 ore per i giocatori in crisi. Anche la Uefa ha istituito uno programma educativo chiamato Take Care, questo programma affronta lo stigma della salute mentale nel calcio europeo fornendo dati scentifici agli addetti ai lavori come supporto e forma allenatori, staff e genitori nel non sminuire il disagio emotivo provato da chi ne soffre e indirizzarli verso psicologi clinici. La Uefa è anche attiva nel combattere i social media e il cyberbullismo. Come detto prima il problema vero nasce in quelle realtà non ancora del tutto sviluppate e va fatto assolutamente qualcosa. Oggi il calcio è un mondo più sviluppato, più colto e non deve esserci nessuna vergogna nel chiedere aiuto, tutti soffriamo e abbiamo problemi anche chi è multimiliardario li ha, farsi aiutare è una cosa naturale. Detto ciò bisogna ancora fare dei passi importanti nel mondo dello sport nel prevenire determinate situazioni.

La cosa principale che voglio dire in questo articolo è che se sentite qualcosa che non va in voi: CHIEDETE AIUTO. Chiedere aiuto è la forma migliore per iniziare a combattere ciò che abbiamo dentro, anche io ho avuto dei momenti difficili per via di una malattia da cui sono tutt’ora affetto ed andare dallo psicologo è stata la miglior scelta della mia vita, ho preso una consapevolezza maggiore di me stesso che mi permette di andare avanti nonostante tute le limitazioni che ho. Tutti abbiamo i nostri demoni interiori ed è giusto affrontarli con affianco delle persone specializzate, preparate. Non dobbiamo fare gli ottusi, i tempi sono cambiati e non accettare l’aiuto da nessuno è da idioti e ignoranti.

Fammi sapere la tua qui sotto e ricordati di seguirmi su X.

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