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SERIE A, UN CALCIOMERCATO CHE VA A RILENTO

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pierorutigliano19@gmail.com

Se in Inghilterra il calciomercato regala colpi spettacolari ogni giorno con acquisti senza senso dal punto di vista economica, lo stesso non può dirsi per il nostro calcio che sta vivendo una fase di profonda crisi non solo a livello sportivo ma anche a livello economico. Le squadre italiane più attive fino a questo momento sono state Milan, Como e Fiorentina mentre le altre si stanno limitando ai sondaggi e ad imbastire trattative con al massimo dei prestiti. Fa impressione vedere che Inter, Juventus, Roma e Napoli ad oggi, a meno di un mese dall’inizio del campionato, non abbiano concluso delle trattative importanti per colmare le loro lacune e si siano limitate a fare delle operazioni di contorno come ad esempio nel caso di Juventus ed Inter, rispettivamente con gli acquisti di Ekhator dal Genoa e di Provedel dalla Lazio.

POCHI SOLDI, POCHE IDEE

Il comune denominatore di questo calciomercato italiano è senza dubbio il poco denaro a disposizione dei club, tranne poche eccezioni. Il campionato italiano versa da anni in una grave crisi economica provocata dai pochi ricavi dei diritti tv. Questo avviene naturalmente per via del fatto che la Serie A è un campionato poco appetibile agli occhi dei fan soprattutto esteri, di conseguenza le tv come Sky, Dazn e tante altre non fanno offerte davvero importanti come ad esempio accade in Premier League. Il tema dei diritti tv è un tema molto delicato per la Lega Serie A, infatti il piano di De Siervo e compagnia era di incassare una cifra sopra il miliardo di euro, durante l’ultima assegnazione. Cifra che naturalmente che non è stata raggiunta, con Dazn che per ottenere i diritti di trasmissione delle partita ha pagato poco meno di 900 milioni di euro, cifra nettamente inferiore a quella preventivata.

Il confronto con gli altri campionati è impietoso, la Premier League quest’anno ha distribuito alle 20 squadre circa 3,37 miliardi di euro continuando a crescere. In Serie A  invece sono stati distribuiti circa 887 milioni di euro, cifra nettamente inferiore a quella del campionato inglese, e quella ad aver incassato di più dai diritti tv è l’Inter vincitrice dello scudetto che ha portato nelle sue casse 82 milioni di euro, subito dopo c’è il Milan che ne ha incassati 71,6. L’ultima della Premier League, ossia il Wolverhampton, ha incassato 138 milioni di euro nonostante la retrocessione. Questo dato dovrebbe far capire la differenza abissale tra il calcio inglese e il calcio italiano. Ma non solo, perché il nostro calcio perde terreno anche con gli altri campionati: ad esempio la Liga spagnola ha distribuito i diritti tv per un cifra di 1,29 miliardi di euro con ad esempio l’Atletico Madrid terzo in classifica che ha incassato 109 milioni di euro, oppure la Real Sociedad quarta in classifica che ha incassato 81,6 milioni di euro, quindi solo 400 mila euro in meno dell‘Inter Campione d’Italia. Anche la Bundesliga ci è d’avanti visto che vengono distribuiti circa 981 milioni di euro alle 18 squadre della massima divisione tedesca.

Quando ci sono pochi soldi per competere con le altre squadre europee, sarebbe il caso di avere delle idee pronte. In Serie A manca anche questo. Prendiamo ad esempio il caso Kolo Muani-Juventus. I bianconeri sono in trattative da praticamente due anni con il Psg per riportare a Torino l’attaccante francese, offrendo una cifra che il Psg continua a definire non adeguata soprattutto visto la formula che sarebbe un prestito+ obbligo condizionato. Ora io penso che è chiaro che il Psg voglia monetizzare subito, e nonostante l’attaccante voglia venire di corsa alla Juventus, penso sia giusto incominciare a guardarsi altrove poichè già sembra una barzelletta. E’ mai possibile che fossilizzarsi di questa maniera su un giocatore, esiste solo Kolo Muani come attaccante nel mondo?. Non puoi spendere determinate cifre, vai su altro, premia il tuo settore giovanile, usa la tua rete di òcouting e prova a scovare giocatori che possano essere da Juventus. E’ vero il mercato adesso è inflazionato soprattutto per quanto riguarda gli attaccanti, ma se la situazione è questa sarebbe meglio utilizzare soluzioni alternative.

L’Inter Campione d’Italia fa fatica a chiudere qualsiasi trattativa, naturalmente perché se tu vai su determinati tipi di giocatori poi piombano squadre estere che hanno più liquidità e alla fine la spuntano sempre loro. Quante volte sentiamo che tutte le squadre italiane non partecipano alle aste?. Non possono partecipare alle aste perché semplicemente non possono rilanciare. Il caso Summerville ad esempio riassume tutto ciò che ho scritto prima. L’olandese sembrava in procinto di passare alla Roma per una cifra vicina ai 50 milioni di euro, cifra altissima per il nostro campionato, ma alla fine arriva l’Al Hilal che dal nulla offre 75 milioni di euro e si porta a casa il giocatore. La velocità con cui gli arabi hanno sborsato tale cifra sa tanto di sbeffeggiamento nei confronti della Roma, una sorta di “tieniti il resto”.

L’immobilismo totale della quasi totalità delle squadre italiane è preoccupante, non ricordo una sessione di mercato cosi ferma, è chiaro che sono tutti alla ricerca dell’occasione, degli esuberi delle squadre e queste situazioni di solito si sbloccano da ferragosto in poi. Poiché è questa la situazione, mi chiedo il perché non vengano lanciati giocatori dai propri settori giovanili, a cosa servono le Under 23, le Primavere se al posto di lanciare giocatori da te formati si preferisce andare il giocatore bollito da una squadra qualsiasi. Questo è un altro problema del calcio italiano. Spesso sento dire dai dirigenti italiani che l’Italia ha un solo modo per colmare il gap con le squadre di Premier League le idee. Dove sono queste idee?.

 

NON SIAMO APPETTIBILI 

Il discorso sul perché non siamo appetibili agli investitori stranieri è molto semplice: campionato lento basato sulla tattica e troppa burocrazia. La Serie A a livello di campo, ma non solo, è un campionato dannatamente indietro, lento e povero tecnicamente, dove si pensa più al non perdere che a vincere le partite. In questa maniera vedi sempre squadre che si barricano dietro mettendo 10 dietro la linea del pallone e oltre a ciò la qualità dei giocatori è molto bassa. Una qualsiasi partita di Premier League vince sulla maggior parte delle partite del nostro campionato. In Premier vedi giocatori speciali, divertenti da vedere, uno contro uno continui, intensità. In Italia tutto questo non c’è. Non c’è anche perché l’Italia è un paese che non attira investitori che possano investire nell’acquisto di calciatori di livello e nelle strutture come ad esempio gli stadi che portano ricavi importantissimi nelle strutture del club, questo perché c’è una burocrazia illimitate e dove ci sono troppi interessi politici. Lo schifo che stanno facendo ad Inter e Milan per impedirgli la costruzione del nuovo stadio è sotto gli occhi di tutti. Il calcio in Italia però è religione ed è una parte importante del nostro PIL, quindi deve essere aiutato e deve essere permesso a chi viene da fuori con voglia di investire di poterlo fare. Bisogna essere celeri soprattutto sugli stadi, visto che dovremmo ospitare gli Europei del 2032 e rischiamo seriamente di vederci togliere l’assegnazione dalla Uefa per questo problema. Siamo messi molto male.

Bisogna svecchiarsi nel modo di giocare, nel modo di fare calcio e penso che si possa fare solo tramite i giovani. Smuovere i vecchi dalle poltrone però, è molto difficile. In tal senso quest’anno in Serie A potremmo vedere qualcosa di nuovo, con molte società che si sono affidate a tecnici giovani. Mi aspetto che quest’anno arrivi un piccolo cambiamento, che funga da spinta per il futuro.

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